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Cultura andina
Paucartambo sembra già così lontano, così difficile da raggiungere. Oltre tre ore di sterrato, su una strada camionabile aggrappata agli strapiombi andini. Decine di croci ricordano che si può cadere e se si cade è finita.Guido ci dà appuntamento alle cinque della mattina seguente. Andiamo dai Queros. Ci aspetta una mezz’ora di fuoristrada e altrettanto di camminata su per i sentieri.Mai dar retta ai peruviani quando ti danno tempi e orari di marcia!Le ore di fuoristrada sono due. Qui non ci sono croci, non ci sarebbe spazio nemmeno per quelle sul ciglio della “carrettera”!La marcia andina sembra non finire mai. Oltre tre ore! Si scende e si risale su per crinali fasciati di nebbia. Il cuore si ribella, il respiro si fa impossibile. Nicholas ammette che siamo a quota 4800.I Queros vivono dove nessuno vive. Lontano dalle città, non hanno strade, non hanno acqua, e ovviamente non hanno luce, telefono, tv...Quando ci appaiono, le capanne di pietre e paglia dei Queros sembrano appese fra le nubi e le stoppie secche che coprono la montagna.Improvvisamente è come se spuntasse un arcobaleno. Decine di bambini Queros ci vengono incontro, vestiti con gli abiti della festa. I ponchos hanno colori brillanti e i chullos sono coperti di perline e bottoni con grosse nappe variopinte che penzolano sulle orecchie. Il grigio del paesaggio è come strappato da un fuoco d’artificio colorato.I Queros vivono coltivando patate e allevando alpaca e galline. Le donne tessono mante e chalinas ricamate con simboli antichissimi. Gli uomini più anziani lavorano a maglia. La tradizione Queros si rifà ai più antichi popoli che hanno abitato il Perù. L’isolamento della montagna ha preservato costumi altrove dimenticati. La loro musica è composta da 5 note soltanto. Si racconta che in questi villaggi vivano i più potenti curanderos, uomini e donne che leggono la sorte nelle foglie di coca e conoscono i poteri delle piante e dei simboli incaici.Ma, oltre la poesia e la meraviglia dei luoghi e delle persone, lassù dove mai nessun turista occidentale si spinge, questi esseri umani sono provati dalla povertà e dalla estrema severità delle condizioni ambientali. L’alimentazione è carente di proteine e si limita spesso ad una zuppa di verdure quotidiana. Gli alpaca servono per produrre lana e quando si uccide un animale si preferisce venderlo in città per comprare ciò che serve per il lavoro. Il brodo di gallina che ci offrono è il piatto della festa qui. Nei villaggi è garantita solo l’istruzione primaria. Vi sono maestri che fanno anche 36 km a piedi due volte alla settimana per insegnare nelle scuole delle comunità.Le condizioni igieniche sono allarmanti e frequenti, soprattutto nei bambini, sono le malattie della pelle e delle vie respiratorie.Quando lasciamo la comunità ci offrono dei cavalli per alleviare la fatica del rientro. Promettiamo di tornare, una volta che l’ospedale della missione sarà pronto, per qualche campagna di salute. In realtà torneremo dai Queros perché, come sempre avviene a chi visita il Perù profondo, una parte di noi è rimasta lassù, fra i bambini dai berretti colorati e le capanne di pietra, ritte dove comincia il cielo.